Eccoci con l’articolo scelto dal sondaggio del nostro canale WhatsApp per la serie “Articoli da cani”.

Negli ultimi anni i problem solving per cani si sono diffusi sempre di più. Basta fare una ricerca online per trovare tantissime idee da realizzare in casa e lunghi elenchi di benefici: maggiore autocontrollo, pazienza, sviluppo cognitivo, concentrazione e molto altro.

Tutto vero. Ma c’è un aspetto di cui, secondo me, si parla ancora troppo poco: questi benefici non arrivano semplicemente perché mettiamo una scatola o un tappeto davanti al cane. È tutto ciò che accade prima, durante e dopo il problem solving a fare davvero la differenza.

Ma facciamo un passo indietro.

I problem solving sono attività in cui proponiamo al cane una situazione da affrontare per raggiungere una risorsa, come del cibo o un gioco. Per affrontarle il cane proverà strategie diverse, farà tentativi e, con l’esperienza, potrà svilupparne di nuove adattandole a ciò che accade.

Tipicamente si utilizzano scatole, barattoli, tappeti, bottiglie o altri oggetti che nascondono la risorsa. L’obiettivo non è l’oggetto in sé, ma il percorso che il cane compie per arrivare alla soluzione.

Possono essere svolti tranquillamente in casa, con il bello e il cattivo tempo, e rappresentano un’ottima opportunità per arricchire la quotidianità del cane.

Proprio perché il valore di queste attività non sta nell’oggetto, ma nel modo in cui vengono proposte, la preparazione diventa il primo vero tassello del lavoro.

Il gioco inizia dalla preparazione

Durante la preparazione subentrano diversi aspetti: l’attesa da parte del cane, le nostre scelte e come arriviamo a mettere a terra l’oggetto.

Queste attività aiutano molto sull’autocontrollo. L’autocontrollo è la capacità di un individuo di riuscire con le proprie capacità ad auto gestire le proprie emozioni in un certo contesto senza sfociare in comportamenti eccessivi dovuti alla troppa euforia o al nervosismo per esempio.

Ma come detto poche righe sopra, il mio cane non sviluppa autocontrollo solo perché metto una scatola per terra in cui lui deve cercare qualcosa. Può iniziare a svilupparlo se io gestisco la preparazione dei vari giochi in una certa maniera per esempio, incentivando comportamenti legati alla calma. E questo non equivale, però, a chiedere al cane di sedersi (vedi l’articolo => Richieste ed emozioni: ecco le 3 domande da farti prima).

Conta la calma che trasmetto, il mio atteggiamento, la sicurezza con cui faccio queste cose.
Vogliamo che il cane si autocontrolli, ma noi cosa stiamo facendo? Come ci stiamo muovendo?

Non tutti i problem solving sono uguali

Magari abbiamo costruito o comprato un po’ di questi giochi, perché ci sembravano bellissimi e ci immaginavamo il nostro cane risolverli come Sherlock risolve tutti i casi.

In realtà, possiamo costruire tutto quello che vogliamo, ma quando è il momento di proporli al nostro cane dobbiamo prima capire come funziona il gioco, poi quali competenze stiamo chiedendo al nostro amico e se lui le possiede in quel momento.

Aggiungo anche: il contesto lo aiuta ad affrontare il tutto o è immerso in mille distrazioni?

A volte durante i percorsi chiedo alle persone di scegliere loro un problem solving e prepararlo per il loro cane. C’è chi va sul sicuro, c’è chi lo vuole mettere alla prova e chi è solo curioso. Prima di prepararlo chiedo di studiarselo un attimo quel gioco e capire quali parti saranno fattibili e quali magari no e in caso di avere un piano B.

Questo è un altro punto che conta. Perché non possiamo spiegare a parole l’ordine in cui vanno fatte certe cose, quali parti del corpo sarebbero da usare, come disporsi rispetto all’oggetto e così via. Quindi può essere che il nostro cane ci provi e metta in atto diverse strategie, ma anche che abbandoni o al contrario insista e si innervosisca o si interstardisca in una certa direzione.

Leggere il proprio cane

Cosa vuol dire?
I problem solving ci consentono di leggere nel tempo il nostro cane: come ha affrontato ieri quel problema? Come lo affronta oggi? Perché anche i nostri cani, come noi, apprendono e archiviano informazioni.
Ieri magari appariva in difficoltà ad avvicinarsi all’oggetto stesso, oggi invece è più disinvolto. Anche se il problema non l’ha ancora risolto, per me è già una prima conquista.
Magari nelle settimane successive tenta una strategia a cui prima non aveva mai pensato. Altra conquista.

Certo sono conquiste diverse, ma se non so osservare il mio cane perché non so cosa guardare, perdo anche le conquiste più piccole. E per alcuni cani queste piccole conquiste valgono più di tutta la soluzione del problema.

E come si approccia al gioco, con quale livello di attivazione arriva? È concentrato o il fatto stesso di vedere un oggetto gli fa salire l’arousal rapidamente e si concentra sull’oggetto in quanto tale e non su ciò che c’è da scoprire?

E ancora: capisco quando è in difficoltà? Quando è il caso di chiudere la sessione e quando invece posso spingere un pochetto di più e tentare di nuovo qualcosa?

Più del numero conta il processo

Spesso, come con gli ostacoli, la persona è portata a concentrarsi sul numero: quanti problem solving è riuscito a risolvere? 2, 3, 5? A volte durante gli incontri dedicati ai problem solving capita.
Alcuni cani magari risolvono 2 problem solving e la famiglia ha lo sguardo un po’ sconsolato…”È intelligente lo stesso?” come se il numero determinasse il cane, l’individuo.

Ma più del numero conta il processo: cosa è avvenuto dall’inizio della preparazione del gioco a quando lo abbiamo messo a terra e il nostro amico lo ha approcciato?
Magari quel cane fino a poco prima ha mostrato timore verso l’oggetto, magari nessuno lo ha mai accompagnato a “provarci” e lui non ha ancora capito come affrontarlo. E in quell’incontro invece inizia a mostrare interesse, meno timore, un po’ più coraggio, magari prende qualche iniziativa in più. Questo conta più di mille problem solving risolti.

Facciamo qualcosa insieme

I problem solving non sono oggetti da lasciare quando il cane rimane da solo. Sono attività che si fanno insieme. Vanno scelti secondo una logica, preparati, modificati quando necessario. Sono attività in cui si collabora insieme. L’aiuto personalmente lo do, non tutti lo suggeriscono. Ma va dato con una logica: non risolvo io il problema. Se proprio il mio amico non se ne viene fuori, valuto se e come dargli l’aiuto e che tipo di aiuto.

Nel tempo che lui si ingegna, lo osservo. Posso motivarlo o rimanere in silenzio e lasciarlo ragionare. Dipende.

Richiedono un po’ di fantasia

Si possono acquistare, ma una volta che il nostro pargolo ha capito come funzionano, perdono un po’ la funzione principale.
Il bello è la scoperta, è arrivare alla soluzione, è capire che anche questa volta si è riusciti a risolvere qualcosa, magari scoprendo qualcosa di sè che non si pensava di avere.
Non significa che non possiamo riproporre ciò che è già stato risolto…ma che in quel caso subentrerà più l’uso della memoria.

Avete mai fatto un Escape Room?
Nelle Escape Room, si trovano indizi collegati tra loro che aiutano a trovare e risolvere il prossimo enigma e così via. La prima volta è tutta una scoperta, una ricerca, un ragionamento e quando si arriva alla soluzione ci si sente WOW.
Se si rifacesse la stessa Escape Room, la curiosità iniziale non sarebbe uguale. Entrerebbe in gioco il ricordarsi cosa si era fatto la volta precedente: quale era il primo enigma? La sua soluzione? E poi?

Processi cognitivi diversi.

Quindi mio consiglio è di costruirli e modificarli nel corso del tempo. Tutti aspetti che durante il Laboratorio di Attivazione Mentale si vedono insieme.

Ora, capite perché sono una risorsa queste attività?
Perché permettono al cane di fare esperienza, sperimentare strategie, affrontare piccole difficoltà e, allo stesso tempo, permettono a noi di imparare a conoscerlo di più e anche ad osservarlo meglio. Per questo è un peccato non inserirli, con criterio, nella quotidianità.

Per concludere, nella sezione Games trovate alcuni video sui problem solving con me e Raya.

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