Eccoci con l’articolo scelto attraverso il sondaggio sul nostro canale WhatsApp.
Il guinzaglio: questa corda, spesso usata per controllare e gestire il cane. Facciamo qualche riflessione.
Come alcuni sapranno ci ho dedicato un libro a questo tema (per chi volesse curiosare lo trova a questa pagina È come tenersi per mano).
È una parte della vita con il nostro cane che mi tocca tantissimo: non è uno strumento neutro nei suoi effetti, perché attraverso di esso possiamo trasmettere informazioni e stati emotivi. Ed è qualcosa che usiamo più o meno tutti i giorni (ci sono anche le eccezioni). E proprio per questo merita una riflessione.
Cosa mi ha portato a scrivere il libro e, oggi, questo articolo? Il desiderio di far capire alle persone quanto questo oggetto non sia così innocuo e quante informazioni trasmettiamo attraverso di esso, non solo sul piano gestionale, ma anche su quello emotivo.
Gestione, controllo o relazione?
La maggior parte di noi (purtroppo) usa il guinzaglio soprattutto come forma di controllo sul proprio cane (è ciò che vedo io da fuori).
Se ci pensate, ci permette di bloccarlo:
- nell’andare in una certa direzione,
- nell’allontanarsi da noi,
- nell’interagire con qualcuno (un cane, una persona o un altro essere vivente)
Questo blocco a volte è necessario, ma lo è sempre?
Quante volte stiamo tirando noi il nostro cane?
Quante volte lo fermiamo e lo portiamo dove magari non vuole andare, oppure lo tratteniamo perché qualcun altro vuole interagire con lui?
Pensateci.
Il guinzaglio ci permette di “obbligare il cane” a fare ciò che vogliamo: per esempio rimanere seduti al ristorante mentre ci godiamo un bel pranzetto e lui magari sta tentando in tutti i modi di spostarsi da lì; di camminare in mezzo a feste di paese dove una massa di persone si muove spintonandosi, magari suonando qualche strumento o facendo qualche fuoco d’artificio. Preciso che se il cane vive bene queste situazioni non è un problema. Lo diventa quando siamo convinti che lo sia ma non è così.
Per la persona magari questo è condividere, ma la condivisione nasce dal piacere di entrambe, non solo di una delle parti.
Quando è bene il controllo?
Il guinzaglio a mio avviso è come una cintura di sicurezza: trasparente nella maggior parte dei casi, incisiva quando deve intervenire.
In diverse situazioni quella corda è una sicurezza: per esempio alcuni cani non possono essere lasciati liberi per la sicurezza altrui; in altri casi, camminiamo su strade trafficate e dovremmo avere una maggiore conoscenza delle regole urbane. Il cane sa poco di queste regole, quindi potrebbe rischiare anche la vita.
In questi casi, io, che sono dall’altra parte del guinzaglio, agisco se serve.
È una gestione attiva e dinamica: il guinzaglio come noi e il nostro cane è in continuo movimento.
Le mani sono sul guinzaglio, lo smartphone lo lasciamo in tasca.
Così come agisco e posso trattenere, devo anche lasciar scorrere e dare un po’ di agio a questo cane.
Durante la passeggiata, il guinzaglio, come approfondisco in È come tenersi per mano, dovrebbe essere un collegamento che accompagna il cane: un modo con cui ci si sta tenendo per mano con il proprio amico. E la relazione che abbiamo con lui conta di più di mille guinzagli e attrezzatura varia.
La relazione
Dico spesso che il guinzaglio è un vincolo enorme per i nostri cani, al pari della museruola.
Con la differenza che la museruola la usiamo tendenzialmente poche volte e in certi casi. È vista da molti come qualcosa di brutto, di cattivo. Si crede che se un cane la indossa è perché è “cattivo” (“cattivo” è un’etichetta generica che andrebbe contestualizzata…ma per molti è più veloce fare di tutta l’erba un fascio che non approfondire).
Il guinzaglio, come ho scritto poco sopra, è quotidiano. Noi decidiamo se il nostro cane uscirà da casa, quando, dove, con chi interagirà, per quanto tempo…quanti di noi accetterebbero una simile condizione?
Il guinzaglio, ribadisco, è un vincolo enorme.
Usarlo bene è un DOVERE che abbiamo nei confronti del nostro cane. Non si contratta su questo.
Capite che uscire con tutti questi vincoli, richiede fiducia nella persona che mi sta portando fuori?
È per questo che situazioni come quelle dei canili mostrano la grande adattabilità e flessibilità dei cani: lo stesso cane si trova ad interagire con diverse persone dentro la struttura e fuori. Ognuno di noi ha il suo modo di fare, le sue credenze, il suo carattere, arriva magari carico dei suoi problemi e quel cane deve essere in grado di relazionarsi con ognuna di quelle persone.
E se non si comporta come ci si aspetta, di solito il problema viene attribuito al cane. Poche volte è la persona a farsi qualche domanda.
Di nuovo, vi chiedo: quanti di voi sarebbero così flessibili da uscire (se va bene ogni giorno) con persone diverse, che magari sono nervose, strattonano, non lasciano annusare qualcosa “perché fa schifo”?
Il guinzaglio va usato correttamente. Non spiego nell’articolo come tenerlo, cosa fare quando tira o altro. Perché ritengo che ogni famiglia (cane persona) sia a sé. Vanno capite le ragioni dietro al “il mio cane tira”, va osservata la relazione tra i due e tutto questo non si può spiegare in un articolo. E la pratica rimane la pratica, al di là di video vari.
Ma credo anche che un briciolo in più di consapevolezza su questo tema possa portare qualcuno a farsi due domande e magari decidere di approfondire il discorso con qualche professionista del settore.
La prossima volta che uscite con il vostro cane, provate a osservare il guinzaglio. Quante volte siete voi a decidere la direzione, a fermarlo, a impedirgli di fare qualcosa? E quante volte, invece, gli lasciate la possibilità di scegliere, annusare, esplorare?
Non si tratta di lasciargli fare tutto ciò che vuole, ma di ricordarci che dall’altra parte del guinzaglio c’è un individuo con le proprie esigenze, emozioni e preferenze. E che il modo in cui utilizziamo quel vincolo racconta anche qualcosa della relazione che abbiamo costruito con lui.

Nel mio lavoro come educatore e istruttore cinofilo mi occupo della relazione tra cane e persona, attraverso osservazione, comprensione e costruzione di consapevolezza.
Molti comportamenti non sono “problemi da risolvere”, ma segnali da leggere nel contesto: ambiente, storia del cane e relazione.
Questo approccio lo porto avanti anche attraverso un libro che ho scritto, “È come tenersi per mano. Guardare ciò che accade dietro al guinzaglio.” in cui approfondisco relazione, osservazione e lettura del comportamento del cane. Il libro è disponibile qui: Amazon => È come tenersi per mano.
Sul sito trovi articoli e approfondimenti su questo approccio: non “aggiustare il cane”, ma imparare a leggerlo meglio.
