Eccoci con l’articolo scelto dal sondaggio del nostro canale Whatsapp per la serie Articoli da cani.

Entriamo diretti nel cuore del problema con alcune domande:

  • conosci come parla il tuo cane?
  • riconosci un po’ di segnali, atteggiamenti, posture del suo vocabolario?
  • sei convinto che un cane riesca a parlare (ovvio non con il linguaggio verbale)?
  • riconosci nel cane la capacità di scegliere?
  • riconosci che ogni cane (anche se appartenente alla stessa razza) ha il proprio carattere?
  • hai sentito ancora parlare di motivazioni di razza?

A quante di queste domande hai saputo rispondere?
Perché il problema di quando si ha a che fare con i cani sta anche nelle risposte che hai dato a queste domande. Mi spiego meglio.

Quando parliamo lingue diverse

I cani hanno il loro linguaggio (ne ho parlato anche qui Linguaggio Canese: perché impararlo) che utilizzano con tutti coloro con cui vogliono o devono “parlare”, esattamente come ognuno di noi usa l’italiano o la propria lingua per interagire con qualcuno (persona, cane o chiunque altro…).
Pensaci.
Da quando il tuo cane (o gatto o coniglio) è arrivato a casa tua, in che lingua hai parlato? Come ti sei rivolto a lui?
Hai dato per assodato che lui capisse la tua lingua. Lo abbiamo fatto un po’ tutti.
Ma il problema è qui: lui è uno straniero che non parla la nostra lingua, o meglio non parla la lingua verbale (parole) e condivide con noi una parte della comunicazione para-verbale e non verbale.

Per intenderci: la comunicazione para-verbale è tutto ciò che comprende espressioni, tono di voce. La comunicazione non verbale è tutto il resto: distanze, posizioni, respirazione ecc.

Se il nostro cane parlasse un’altra lingua verbale (es. inglese), sarebbe molto più immediato per noi intuire che l’italiano non possiamo usarlo più di tanto e che dobbiamo cercare di capirci e farci capire o con l’inglese o usando qualche traduttore oppure che l’altra persona provi lei a parlare in italiano.
Con il cane questo problema spesso non ce lo poniamo. Diamo per scontato che tutte le nostre parole vengano capite (la nostra “bellissima mente”…o presunzione?).

In più un po’ per cultura, il cane è spesso considerato ‘stupidotto’. Cioè alla fine è solo un cane cosa vuoi che capisca?
Da questo ne consegue anche che fatichiamo a vedere che invece è in grado di scegliere (e non sto parlando di scegliere tra biscotto o prosciutto). Le scelte a cui mi riferisco sono quelle per cui il nostro cane decide spontaneamente se e quando avvicinarsi a qualcun altro, in quali modalità, cosa fare in caso di tensioni ecc.
Tutto ciò però sfugge ai nostri occhi se conosciamo poco o nulla di come parla il cane.

E qui arrivo al titolo dell’articolo: “Il cane gioca o litiga?”.
Se vuoi la ricetta per distinguere le due situazioni, qualcosa posso dirti…ma se hai letto altri miei articoli, avrai capito ormai che non trovi quasi mai una lista da seguire alla cieca. Perché? Perché non ha senso una lista del genere.

Gioco o litigio: una falsa semplificazione

Prima di tutto, ricorda che esiste tutto un arcobaleno di situazioni e comportamenti tra “giocare” e “litigare” e che ridurre il tutto a “stanno giocando” o “stanno litigando” è come dire che esiste solo il bianco o il nero.

Secondo, il gioco non è così scontato come si pensa.
Giocare implica confidenza, una certa dose di fiducia. È conoscenza dell’altro, delle sue forze, del suo carattere. E’ legato all’età: anche se a tutte le età un individuo può giocare, è anche vero che da anziani il gioco viene un po’ meno, c’è meno energia e qualche doloretto in più. Questo accade anche tra noi.

Un cane giovane è più propenso a buttarla sul gioco, ma se osservi bene, non tutti i cuccioli sono pronti a buttarsi nella mischia: c’è quello più sicuro e quello più timido.

Crescendo poi, emergono meglio quelle che sono le motivazioni di razza (Motivazioni di razza: come ci aiutano) e di conseguenza possiamo osservare interessi diversi da cane a cane, compreso un diverso interesse verso l’aspetto sociale.

L’inchino non basta a spiegare tutto

Puoi capire quando c’è intenzione di gioco? Spesso sì, perché uno dei segnali più conosciuti è l’inchino (o invito al gioco).

Inchino: posizione di invito al gioco del caneMa attenzione. Perché è qui che casca l’asino. Possiamo vedere questi inchini…ma il gioco può prendere derive diverse: rimanere equilibrato tra i due o più cani oppure diventare troppo duro oppure essere troppo insistente e le pause non essere rispettate. Dal gioco quindi siamo passati ad altro.

E non è così strano che i cani non giochino sempre. Manco i bambini lo fanno tutto il giorno. Eppure per i cani questa dovrebbe essere una regola secondo molte persone.

Le dinamiche cambiano mentre l’interazione si sviluppa

Dal gioco, secondo molti, si passerebbe direttamente al litigio. Quando senti queste cose, dal bianco al nero, ti prego di fermare il cervello e farti questa domanda: veramente in mezzo non ci sta nulla? Cioè ragiona di più con la tua testa e non per sentito dire…da non si sa chi poi.

Il litigio ha una ragione dietro, esattamente come per noi.
Anzi nel nostro caso, a volte ci svegliamo che abbiamo già la luna storta e siamo in guerra con il mondo, anche se il mondo non ci ha fatto ancora nulla fino a quel momento.

Però lasciando da parte la giornata storta, perché mai un cane che sta giocando dovrebbe “improvvisamente” decidere di mangiarsi l’altro?
Non ti sorge il dubbio che quando ciò accade, forse in mezzo, è avvenuto qualcosa che ti è sfuggito?

Fino ad oggi, non ho mai visto un cane cambiare atteggiamento dal nulla e sia con Unam a suoi tempi, che con Raya oggi che durante le lezioni in cui facciamo libertà e incontro con altri cani, di interazioni ce ne sono state.

Quello che ho visto è che, mentre i cani interagiscono, le dinamiche cambiano e con esse cambiano anche gli stati emotivi e gli equilibri tra gli individui.
Questo è il punto a mio avviso: riconoscere questi cambi per intervenire, se necessario, in tempo per far sì che per ognuno sia un’esperienza costruttiva.
E di nuovo ti chiedo: riesci a riconoscere quando c’è qualche cambio di dinamica? Riesci a riconoscere nel tuo cane quando il suo stato emotivo sta cambiando?

Il litigio o momento di tensione non è per forza negativo. Ovvio che ci si preoccupa, soprattutto in certi casi: grande differenza di taglia per esempio oppure quando uno dei due cani non sa bene gestire quei momenti di tensione.
E se per la differenza di taglia, anche la persona che non è ferratissima ci arriva, su come un cane sa gestire la tensione la faccenda è più complessa. Perché? Perché per valutare una situazione del genere devi sapere come regge la pressione il tuo cane.
Cosa fa quando sente che l’altro si irrigidisce? Media? Risponde a tono? Cerca di vie di pacificazione? Perde le staffe del tutto o sa recuperare? È lui quello che va a creare casino?

Sono tutte domande complesse, perché il cane non esce con un cartellino al collo con le istruzioni. Come gestisce e si comporta in queste situazioni dipende da un sacco di cose: esperienze di vita, raccolte un po’ alla volta durante la crescita; motivazioni di razza – alcuni sono più competitivi di altri -; personalità.
Ma se crescendo (cucciolo, adolescente) tu non gli hai mai permesso di sperimentarsi (e qua non sto dicendo di sganciare a caso), oppure l’hai buttato tra molti cani (“così impara!”), senza una guida e senza osservare davvero come andava la situazione, è difficile aspettarsi che sviluppi buone competenze sociali.
Puoi paragonare il tutto ad una persona. Anche tra noi ci sono persone più competitive, quelle che vogliono avere sempre ragione, quelle che cercano più di mediare, quelle che tendono a subire, quelle per cui litigare è il pane di cui si nutrono.
A volte i cani adolescenti cercano di testare i propri limiti e quelli degli altri. Le esperienze con altri cani sono necessarie, ma devono essere osservate e guidate.

E anche in questo caso, sai capire chi sta mettendo pressione? chi sta subendo? quando è il momento di allontanarsi? quando è invece un momento da viversi perché i cani si stanno regolando benissimo?

Non è il cane il problema, ma ciò che non vediamo

Ora, la domanda del titolo non ha una risposta con il punto elenco.
Durante i miei percorsi il tema sul linguaggio viene praticamente affrontato sempre. Non perché la famiglia debba organizzare lavori di gruppo con altri cani, ma perché riesca a far vivere al proprio cane esperienze buone e lo aiuti a crescere ed essere un cane felice.

Se leggendo questo articolo ti sei accorto che distinguere gioco, tensione, disagio o comunicazione non è così semplice come sembra, sappi che è assolutamente normale.

Imparare a leggere il cane richiede tempo, osservazione e strumenti adeguati. Per questo ho creato l’approfondimento “Leggere il cane“, dedicato proprio a chi vuole andare oltre il semplice “stanno giocando” o “stanno litigando” e iniziare a comprendere davvero ciò che il cane sta comunicando.

Perché spesso il problema non è quello che il cane fa, ma ciò che noi non riusciamo ancora a vedere.

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