Eccoci qua con la seconda parte degli errori fatti in buona fede (la prima parte la trovate qui Errori fatti in buona fede (Parte 1)).
In questo nuovo articolo ci concentriamo su errori un po’ più sottili, a mio avviso anche più difficili da vedere perché spesso si basano su convinzioni tramandate nel corso del tempo e mai approfondite veramente. Semplificazioni che però ci portano anche a reazioni e comportamenti controproducenti nei confronti dei nostri amici.
Partiamo!
“Il cane deve ascoltare sempre”
Questa è una convinzione molto diffusa, ma nella pratica diventa una pretesa poco realistica: qualsiasi richiesta, in qualunque contesto, deve essere eseguita senza se e senza ma. Mi ricorda qualcuno che diceva “l’obbedienza deve essere pronta e cieca”. Mai condiviso questo pensiero.
Perché un cane dovrebbe obbedire alla cieca a quanto richiesto?
Penso che questo ragionamento abbia alla base due pensieri:
- noi, in quanto esseri umani, pensiamo di saperne di più, di avere più competenze rispetto a lui. Di conseguenza, ciò che diciamo rispetto al cane è al 99% giusto, corretto. È il cane che non sa, che non capisce.
- il cane dovrebbe esserci riconoscente: perché noi l’abbiamo adottato, perché noi gli diamo la pappa e un tetto. Quindi per “ringraziarci”, dovrebbe semplicemente obbedire.
Sul punto 1), ognuno ha le competenze legate alla specie a cui appartiene e alle esperienze fatte fino a quel momento della sua vita. Così come un cane non potrà capire la bellezza di un libro, noi non possiamo capire le informazioni di un odore per terra. Non pretendiamo che il cane capisca un libro, ma pretendiamo che rinunci a leggere quella macchia per terra, perché a noi fa schifo e per noi non ha alcun significato.
Sul punto 2), il cane non è un diritto di qualcuno. Nessuno ci obbliga a convivere con un cane: l’abbiamo scelto. Il cane non deve esserci riconoscente per questa ragione. È come se un genitore pretendesse che il figlio gli sia riconoscente a vita per averlo messo al mondo e che questa riconoscenza si mostrasse nell’obbedire a tutto tondo alle richieste del genitore, senza considerare la volontà del figlio.
Se genitori non lo siamo tutti, tutti però siamo figli di qualcuno e possiamo capire cosa significherebbe piegarsi alla volontà di un genitore sempre e comunque.
“Ascoltare” vuol dire prendere atto di ciò che qualcuno mi sta dicendo e poi decidere. Se abbiamo mostrato di essere coerenti nelle scelte, giusti, se abbiamo dimostrato al nostro cane che le nostre richieste hanno un senso e non sono “tanto per”, se lo abbiamo messo nella condizione di comprenderle, allora il nostro cane sarà più propenso ad ascoltarci.
E’ una relazione che stiamo costruendo, non una gerarchia militare.
“Deve fidarsi di me”
Questa è una frase che si sente spesso. E sulla carta è anche bella. Il problema è che la fiducia non si chiede, si costruisce.
Non basta dire “fidati” perché l’altro lo faccia. Vale per noi, vale per il cane.
La fiducia nasce dalle esperienze:
da quello che facciamo, da come reagiamo, dalla coerenza tra ciò che chiediamo e ciò che succede dopo.
Se il cane si trova spesso in situazioni che non capisce, se viene forzato, se non ha il tempo di elaborare quello che succede, difficilmente si fiderà davvero.
E allora non è più una questione di “non mi ascolta”, ma di relazione che non è ancora abbastanza solida.
“Sta facendo apposta”
No, il cane non fa apposta, non fa dispetti, non fa vendette. Anche se a volte ci sembra di sì.
“L’ho lasciato da solo a casa e lui per dispetto ha fatto pipì”.
“Ho messo il roastbeef sul tavolo e, visto che non gliel’ho dato, per vendetta è salito sul tavolo e l’ha preso.”
Non ragiona così il cane.
Questo è un errore: se penso che l’abbia fatto apposta, la mia reazione sarà di un certo tipo. Se invece capisco cosa c’è realmente dietro il comportamento del mio cane, posso anche cercare di capire come aiutarlo.
Il nostro cane non può sapere perché ci arrabbiamo o, meglio, a volte capirà cosa è legato alla nostra rabbia (ad esempio la presenza di pipì), ma non alla ragione profonda, alla nostra interpretazione.
“Deve capire subito”
Noi capiamo tutto subito? Anche questo è un errore molto comune.
Ci sono due fattori legati al “capire” in questo pensiero: “tutto” e “subito”.
“Tutto”…è una richiesta grande. Tutto cosa? Noi capiamo tutto? No.
Qualcuno capisce al volo concetti matematici complessi, ma poi si perde nell’emotività.
Alcuni hanno un’intelligenza corporea e riescono a usare il linguaggio della danza in modo straordinario, mentre altri sono rigidi e non memorizzano neppure due passi.
Alcuni comprendono profondamente le persone, ma si bloccano davanti al resto della spesa.
E’ tutto relativo. Eppure, spesso lo pretendiamo dal cane.
E poche volte ci chiediamo: “Il mio cane non capisce questa cosa, ma io come glielo sto spiegando?”
Siamo davvero così chiari?
“Il cane deve essere tranquillo sempre”
Noi lo siamo? Sempre? Non mi sembra.
Ci sono situazioni in cui alziamo la voce, reagiamo in modo sproporzionato, perdiamo il controllo. Non parlo solo di rabbia: parlo anche di agitazione, nervosismo, paura. Ci tremano le mani, a volte ci blocchiamo nel vero senso della parola, ci dimentichiamo cosa volevamo dire. Altre volte arrossiamo anche non volendo e più ce ne accorgiamo più ci agitiamo.
Eppure dal cane, che spesso tendiamo a sottovalutare, pretendiamo la gestione perfetta della sua emotività e leggiamo un po’ tutto come disobbedienza.
Il cane si blocca? “Ha paura…ma di cosa poi?”
Il cane salta addosso all’arrivo di qualcuno? “È disobbediente”.
Ma che nessuno gli abbia insegnato in modo coerente e costante ad autoregolarsi…è una domanda che pochi si fanno.
La “tranquillità sempre” è di nuovo un’idea umana proiettata sul cane.
“Sempre” è una parola che dovrebbe essere usata con il contagocce. Implica che in qualsiasi situazione, davanti a qualsiasi cosa, il cane sappia sempre come gestire la sua emotività.
Capite che le combinazioni sono tantissime? E, a voler vedere bene, non sono neppure così tante le persone che sanno gestire bene anche cose semplici e quotidiane.
“Un problema = una soluzione”
Questo è un altro errore comune, comprensibile.
Vi porto un esempio: il tiro al guinzaglio.
La famiglia vede il problema → il cane tira al guinzaglio.
E cerca la soluzione → cosa deve fare per farlo smettere di tirare?
È lo stesso meccanismo per cui, quando in auto suona l’avviso della cintura, pensiamo: “Cosa devo fare per far smettere il suono? → allacciare la cintura.
Il problema è che il cane non è così lineare. È un individuo complesso.
La tecnica conta.
Ma finché non capiamo le ragioni dietro un comportamento, cosa il cane sta cercando di ottenere o risolvere, difficilmente faremo veri passi avanti.
“Lo fa perché è dominante”
Questa è una semplificazione che per anni ha spiegato qualsiasi comportamento.
Il cane tira al guinzaglio? Dominante.
Sale sul divano? Dominante.
Non ascolta? Dominante.
In realtà è una scorciatoia che ci impedisce di osservare davvero.
Perché etichettare è facile, capire è più complesso.
Dietro a un comportamento possono esserci:
- emozioni
- esperienze passate
- difficoltà di gestione
- contesto
Ridurre tutto a “dominanza” spesso non aiuta davvero a capire il cane, ma rischia di darci una risposta veloce.
Molti di questi errori nascono da un bisogno umano: semplificare.
Capire il cane richiede tempo, osservazione e anche la capacità di mettere in discussione alcune convinzioni che diamo per scontate.
Non è immediato.
Ma è lì che cambia davvero la relazione.
Se ti va, raccontami nei commenti se ti sei mai riconosciuto in uno di questi errori.

Nel mio lavoro come educatore e istruttore cinofilo mi occupo della relazione tra cane e persona, attraverso osservazione, comprensione e costruzione di consapevolezza.
Molti comportamenti non sono “problemi da risolvere”, ma segnali da leggere nel contesto: ambiente, storia del cane e relazione.
Questo approccio lo porto avanti anche attraverso un libro che ho scritto, “È come tenersi per mano. Guardare ciò che accade dietro al guinzaglio.” in cui approfondisco relazione, osservazione e lettura del comportamento del cane. Il libro è disponibile qui: Amazon => È come tenersi per mano.
Sul sito trovi articoli e approfondimenti su questo approccio: non “aggiustare il cane”, ma imparare a leggerlo meglio.
