Eccoci con l’articolo della serie “Articoli da cani” scelto nel sondaggio sul nostro canale.
Gli errori fatti in buona fede, quelli che abbiamo commesso chi più chi meno un po’ tutti, a volte per mancanza di conoscenza, per suggerimenti ricevuti che ci sembravano buoni, basati su leggende metropolitane.
Sono errori che al momento sembrano innocui, ma sul lungo periodo creano problemi e difficoltà: non solo alla famiglia, ma anche al cane stesso.
Vediamoli uno alla volta.
“Tanto c’è il giardino”
Non basta. Non vale né come sostituto della passeggiata, né come modo di vivere insieme. Mi spiego.
Il giardino o cortile non sostituisce andare fuori dalla propria casa e visitare un posto. Credo che si parta dall’idea semplicistica che, essendo il cane un animale, debba stare all’aria aperta e quindi il giardino possa supplire ad ogni altra sua esigenza. Può farci i bisogni, può correre, può riposare.
Peccato che questo riduca molto ciò che è il cane, cioè un individuo complesso, che ha bisogno, come noi, di muoversi nel mondo, di entrare in contatto con altri esseri viventi, di poter seguire le proprie motivazioni.
E il giardino, bello e ampio che sia, non può sostituire tutto ciò.
Quando si decide di convivere con un cane questo fatto è da mettere nero su bianco (trovate un approfondimento qui: Il mio cane ha il giardino, non ha bisogno di uscire).
Non è neppure, a mio avviso, una reale forma di convivenza.
Scegliere di prendere un cane con l’idea che vivrà sempre fuori, in giardino, senza condividere gli spazi di casa, è una scelta che mi fa sempre riflettere.
Perché non è solo una questione di spazio: è una questione di relazione.
E allora la domanda diventa inevitabile: perché prendere un cane, se quella relazione non la si vuole vivere davvero?
Ci si chiede mai se è questo che vuole anche il cane? Perché non è solo la pappa che conta: il contatto, la condivisione del tempo e degli spazi. Anche solo mettersi sul divano e il nostro cane magari disteso pacifico sul suo cuscinotto vicino a noi. Anche questi sono momenti preziosi.
Anche ammesso che sia davvero la soluzione ideale per lui, quanto davvero viviamo noi il giardino? D’estate forse di più, ma di inverno? Quanto tempo passa quel cane da solo?
E contate che la maggior parte di noi lavora, quindi la nostra vita si divide tra lunghi momenti lavorativi (in media 8/10 ore), poi di riposo (in media 8 ore) e altre attività che tengono impegnati. Quanto della nostra giornata la condividiamo davvero con il nostro cane? Quanto tempo consapevole passiamo con lui e non li vicino ma con lo smartphone in mano?
Gioco “così si stanca”
Questo è un altro punto dolente…il gioco non serve per stancare il cane! attraverso il gioco costruiamo esperienze, condividiamo momenti, impariamo a conoscersi meglio, si creano possibilità di scoprire le proprie motivazioni, si crea legame, si rafforzano anche regole sociali di buona convivenza, lo possiamo aiutare a sviluppare pazienza e gestire meglio la frustrazione.
Eppure spesso si riduce tutto a “così si stanca”.
Ma lanciare per esempio una pallina molte volte, come fanno tante persone, non stanca il cane anzi:
- lo si allena alla resistenza
- lo si allena a rincorrere: alcuni cani hanno un alto istinto predatorio e questo peggiora la situazione
- spesso è un gioco mal modulato dalle persone che porta il cane ad attivarsi tantissimo
Quando giochiamo chiediamoci anche: cosa si sta portando a casa il nostro cane? Competenze? Appagamento? Collaborazione?
C’è un mondo di attività che si possono fare insieme anche a casa, basta metterci un po’ di volontà.
Mancate esperienze
Le esperienze sono ciò che ci aiuta a crescere come individui singoli e anche rispetto al gruppo, alla società.
Un po’ tutte le esperienze ci portano a cambiare: quelle belle e quelle meno belle. Le viviamo e le assimiliamo soprattutto a posteriori. Se ne facciamo tesoro, cresciamo e acquisiamo strumenti per il futuro. Lo stesso vale per i cani.
Alcuni cani, ormai adulti, hanno interagito con due o tre cani in tutta la vita – interazioni senza guinzagli – (meno di un cane all’anno). Da piccolo la famiglia lo voleva tutelare dagli altri cani e adesso che è grande vuole tutelare gli altri cani da lui.
E’ un pezzo grande del puzzle che manca. Il cane è un animale sociale, l’avrete sentito un milione di volte questa frase.
Vuol dire che ha bisogno (bisogno, non solo desiderio) di viversi altri suoi consimili. Poi, come ci sono gli estremi anche tra di noi (eremiti vs persone sempre costantemente insieme ad altri), anche tra di loro c’è il cane che è in pace con se stesso e con il mondo se incontra 1 cane all’anno ed altri che sperano di incontrarne 10 a settimane. Quello è parte del carattere, ma gliela stiamo dando la possibilità di viversi altri cani?
Le uscite in passeggiata sono un altro punto dolente spesso: non solo come scarico per stancare il cane, ma come occasione per perlustrare, leggersi le notizie del giorno, fare qualcosa insieme.
Regole incoerenti
A qualcuno fa piacere condividere letto, divano con il proprio cane ad altri no. Qualcuno condivide cibo dalla tavola mentre mangia, qualcuno è sempre a disposizione in qualsiasi momento, qualcun altro ha piacere che il proprio cucciolo gli metta le zampe addosso.
Cosa succede però se cambiamo idea? Se ci accorgiamo che sul divano sarebbe meglio che il cane non salisse, che le zampe addosso adesso che il cane è 30kg non le vogliamo più, che va bene se chiede cibo al tavolo quando siamo da soli ma poi, in presenza di ospiti, non lo dovrebbe fare?
Queste situazioni capitano spessissimo. Ad un cane chiediamo di capire tanto…spesso troppo e in poco tempo. Il cane condivide con noi una parte del linguaggio (quello non verbale, in parte), ma nella convivenza c’è anche la coerenza ed è lì che lui trova corrispondenza con quanto noi diciamo a voce.
Se quando sono seduta al tavolo il mio cane chiede qualcosa e io glielo passo e questa diventa la normalità, per lui sarà normale anche quando ci sarà qualcun altro a tavola. E sarà normale sia chiedere e a me che chiedere all’altra persona. E se non ottiene?
Cosa fate voi se siete abituati che qualcosa funziona in un certo modo e quel giorno non va come vi aspettate? Ci provate più volte a ripetere la stessa azione e poi se non funziona cercate altre strategie per ottenere quel risultato, strategie a volte poco sensate.
Pensate a quando il telecomando non funziona: premete il tasto una volta, poi due, poi dieci volte di fila, poi cambiate angolazione, poi lo avvicinate alla TV… fino quasi a parlargli. Non è che funzioni davvero così, ma nel momento ci provate comunque.
Ma se siamo coerenti fin dall’inizio? Il cibo dal tavolo non arriva. Quella è la regola base.
Il discorso vale anche per il letto, per il divano. Non è che sia giusto o sbagliato se il cane salga sul divano, ma giustamente qualcuno può non apprezzare. Se in una casa il marito non vuole e la moglie sì, poi i figli lo fanno salire di nascosto…quel cane come fa a capire quale è la regola?
Le regole, senza diventare dei dittatori, aiutano anche a convivere serenamente. Per un cane sapere cosa è ammesso e cosa non lo è, gli evita anche rimproveri che a volte riceve gratuitamente al posto di altri.
Non considerare l’età del cane
Perché rientra fra gli errori fatti in buona fede?
A volte pretendiamo dal cucciolo comportamenti e capacità che non ha ancora, che acquisirà un po’ alla volta crescendo; altre volte continuiamo a vedere nel cane adulto il cucciolo che era e a giustificare certi suoi comportamenti come parte dell’età; altre volte, da anziani, non vogliamo vedere che il nostro cane inizia a soffrire di qualche acciacco e lo mettiamo in contesti che una volta reggeva benissimo ma che adesso tollera meno.
Anche i cani hanno il loro percorso di vita e chi vive con loro dovrebbe conoscerlo per accompagnarlo in ogni fase con esperienze per lui adatte e fornirgli il supporto che gli serve.
Sulle fasi della vita del cane avevo già scritto un approfondimento in questo articolo: Le diverse età del cane.
“Con l’età migliora”
Questa rientra nelle fasi della vita: ci si aspetta che crescendo il cane cambi. Cambia, sì. Cambia come succede a noi: cresce, cambia il corpo, cambia l’assetto ormonale, cambia l’energia. Ma con l’età non cambiano le abitudini e i modi di fare. Quelli si rinforzano, si consolidano, nel bene e nel male.
Un individuo con un carattere chiuso non diventerà, con il passare del tempo, l’animatore della festa. Un cane pauroso non smetterà di avere paura solo perché passa il tempo e cresce. Un cane irruente con altri non impara a relazionarsi meglio solo perché il tempo passa.
Quando ci sono dei cambiamenti è perché qualcosa all’esterno è cambiato: si sono create situazioni per cui quell’individuo, gradualmente o meno, ha affrontato qualcosa che gli ha fatto acquisire o perdere strumenti e che lo ha portato a cambiare convinzioni rispetto a ciò che lo circonda.
Un cane pauroso dei rumori forti può migliorare anche se diventa sordo con l’età: non perché abbia imparato ad affrontare la situazione rumorosa, ma perché non percepisce più i rumori come prima.
Un cane irruente con gli altri cani sarà anche influenzato dall’assetto ormonale in età adolescenziale, ma quando la tempesta ormonale sarà passata, le sue difficoltà rimarranno se non avrà fatto esperienze adeguate.
Leggere il mondo sempre dal nostro punto di vista
Accettare che il cane appartiene ad una specie diversa è fondamentale.
Il cane ha un mondo olfattivo che noi ci sogniamo. Per dare un’idea della potenza dell’olfatto canino, possiamo fare un paragone con le immagini digitali: una foto scattata con uno smartphone moderno ha circa 12 milioni di pixel.
Il naso di un cane, invece, può contare fino a oltre 200 milioni di recettori olfattivi.
In altre parole, è come se il cane percepisse gli odori con una “risoluzione” fino a 15–20 volte superiore rispetto alla qualità visiva di una normale fotografia.
Ma non solo: un immagine con pochi pixel risulta sgranata ai nostri occhi. Il nostro olfatto è in grado di leggere gli odori, che rileva il cane, in modo “sgranato”, perdendosi moltissimi dettagli.
Capite, con queste capacità, il motivo per cui il cane è così attratto dagli odori. Lui li recepisce, così come noi notiamo una sfumatura su un vestito o in un quadro. Allontanarlo da “schifezze” come la pipì di altri o le feci di altri o macchie per terra comporta interrompere ogni volta la sua analisi.
Le distanze sono un altro punto che noi percepiamo differentemente, abituati come siamo a vivere raggruppati, a passarci a pochi cm di distanza. Ma per il cane non è così, quando le distanze si riducono a qualche metro da un individuo il cane tende a controllare di più la situazione, a sentire di più la pressione. Alcuni non riescono a gestire bene la situazione e si vedono comportamenti più reattivi. Anche su questo discorso segnalo due articoli scritti tempo fa Spazio e distanze dagli occhi di un cane e La prossemica e le distanze.
Ci sono altri errori fatti in buona fede? Sì, sicuramente. Qua ne abbiamo affrontati alcuni. Nella parte 2 (non ancora pubblicata) ne affrontiamo altri.
Molti errori nascono da buone intenzioni, altri da superficialità.
Vivere con un cane significa fare uno sforzo in più:
- uscire dal nostro punto di vista
- osservare davvero chi abbiamo davanti
- non fermarsi alla soluzione facile: magari è quella giusta, ma magari è solo la preparazione della zappa sui piedi.
Perché le cure sono necessarie, ma essere compresi non lo è da meno.

Nel mio lavoro come educatore e istruttore cinofilo mi occupo della relazione tra cane e persona, attraverso osservazione, comprensione e costruzione di consapevolezza.
Molti comportamenti non sono “problemi da risolvere”, ma segnali da leggere nel contesto: ambiente, storia del cane e relazione.
Sul sito trovi articoli e approfondimenti su questo approccio: non “aggiustare il cane”, ma imparare a leggerlo meglio.
