Cosa vuol dire accreditarsi agli occhi del cane? Ecco il nuovo articolo della nostra serie Articoli da cani, scelto dal sondaggio nel nostro canale Whatsapp.

Accreditarsi è una delle prime parole chiave che ci hanno detto all’inizio del corso di educatore. L’ho sentita ripetere diverse volte durante i vari corsi che ho seguito e anche io l’ho detta alle famiglie diverse volte.

Una parola bella, grande, di valore, ma talvolta astratta. Mi devo accreditare ai suoi occhi…si ma cosa vuol dire e come faccio?

Prima di tutto, cosa significa accreditarsi agli occhi di qualcuno?

Accreditarsi significa conquistare stima, fiducia o autorevolezza (definizione copiata dal dizionario) agli occhi di un individuo. Mica poco!
Se ci pensiamo succede nel lavoro, nei rapporti con le persone.
E dipende da ciascuno di noi: da ciò che scegliamo di fare, da come ci comportiamo, da quanto siamo coerenti tra ciò che facciamo e ciò che diciamo.
Tra le persone credo sia un po’ più complicato, perché entrano in gioco anche altri aspetti: gelosia, invidia, simpatie, antipatie… tutte cose che possono cambiare il risultato delle carte in tavola. Ma rimane comunque il fatto che, nel tempo, ci facciamo un’idea di una persona anche in base a quanto è coerente e rispettosa nei nostri confronti.

Con i cani, per fortuna, le cose sono un po’ più semplici: il cane ci osserva e decide, senza tutti i nostri problemi umani, se la persona che ha davanti è qualcuno di cui fidarsi e che può costituire per lui un vero punto di riferimento. Parlo soprattutto delle persone di famiglia, quelle con cui convive e con cui condivide la quotidianità.

Attenzione: non è questione di quanto faccio, di quali attività propongo. È un insieme di aspetti.

Cosa risponderebbe il nostro cane alle seguenti domande su ciascuno di noi?

  • Mi posso fidare di lei?
  • Quando succede qualcosa, cosa farà?
  • Mi ascolta?
  • Tiene conto di quello che comunico?
  • Mi aiuta a gestire le situazioni?
  • Le sue regole sono comprensibili?
  • Quello che comunica corrisponde a quello che fa?

Un cane costruisce attraverso l’esperienza alcune aspettative su quella persona. Esperienza che passa attraverso diversi aspetti che provo ad elencare.

Coerenza

Quanto siamo coerenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo con il nostro amico?
Vi faccio un esempio umano: stiamo giocando a nascondino e chi conta e poi viene a scovarci, quando vede qualcuno, al posto di toccare semplicemente la spalla della persona dà un vero e proprio spintone, quasi da far cadere l’altro.
A questo punto la persona presa in questo modo gli fa presente che “basta anche meno”.
Nei turni successivi l’episodio si ripete più volte. L’avviso della persona a questo punto diventa più severo e la conseguenza è la fine precoce del gioco. C’è stata coerenza.

Esempio cinofilo: sto giocando con il mio cane al tira e molla. Più volte nel cercare di recuperare la treccia, lui mi prende con la bocca la mano ma continuo a giocare lo stesso, nello stesso identico modo. All’ennesima volta, nel prendere la treccia, però mi provoca non solo qualche livido ma un bel taglio. Allora interrompo il gioco e lo sgrido. Non sono stata coerente.

La coerenza non significa fare sempre la stessa cosa. Significa che, anche quando adattiamo la nostra risposta a ciò che sta succedendo, dietro quella risposta rimane una logica comprensibile.
Nel caso di nascondino è: accetto di giocare se tutti giochiamo in maniera sana, senza farci male. Nel caso del tira e molla con il cane è che gioco con lui se rispetta anche i miei spazi e non usa parti del mio corpo come attrezzo, altrimenti il gioco si ferma. Non aspetto di aver un taglio sulla mano per fermarlo.

Pensare anche a lui/lei

Se porto la mia Raya in un posto o la metto in certe situazioni, non lo posso fare solo pensando a me.

Tipico esempio è “vado al ristorante a cena e porto il mio cane”. Ok, va bene, ma non conta solo portarlo con sé e dire “sono stato bravo, non l’ho lasciato solo a casa.”

Facciamoci qualche domanda, invece, prima di metterlo in quella situazione.
Se prendo l’esempio del ristorante, mi chiederò:

  • come vivrà quello spazio, l’andirivieni di camerieri, il rumore, l’odore del cibo e magari la presenza di altri cani?
  • ad oggi, è un posto adatto a lui, dove riesce a rilassarsi o sarà nervoso, agitato?
  • e se è inevitabile, come posso gestire questo momento per rendere l’esperienza bella anche per lui?

Perché il “posso farlo” non significa necessariamente “è una buona idea per il mio cane”.

Nel momento in cui decidiamo di convivere con il nostro cane, lui diventa a tutti gli effetti parte della famiglia. E quindi è un componente di cui dobbiamo occuparci rispettando anche quelle che sono le sue esigenze e tenendo conto anche delle sue competenze in quel momento, dei suoi bisogni anche rispetto alla sua età.

Regole e routine chiare

Le regole ci stanno eccome. La mancanza di regole e di una routine, scombina noi quanto i cani. Non sto parlando di rigidità, di ripetere tutti i giorni le stesse identiche cose. Quello è rimanere intrappolati in uno schema.

Ma alcune regole ci aiutano a convivere e ci danno anche un minimo di prevedibilità: pensate se in strada non ci fosse alcun tipo di segnaletica e tutti decidessero la corsia da utilizzare ed il senso di marcia rispetto a come si alzano la mattina. Un botto di incidenti e una preoccupazione dilagante.

Saper fornire al cane delle regole chiare ed essere coerenti nel rispettarle rende l’esperienza più prevedibile e quindi più facilmente leggibile. E le nostre vite spesso sono caotiche. Chi vive con noi, sa dove andiamo e se stiamo uscendo perché lo comunichiamo, spesso magari sappiamo stimare già anche un orario di rientro, ma il cane questo non lo sa e vede una persona mettersi la giacca, prendere borsa e chiavi della macchina e sparire.
Quando ci alziamo la mattina tendenzialmente abbiamo già in testa un po’ il programma della giornata, non al minuto, ma in generale si. Per il cane è tutto una novità…un po’ di prevedibilità lo aiuta di sicuro.

Conoscere e rispettare i suoi bisogni

Si ok, alimentazione, bisogni fisici, movimento ecc. Più o meno si sanno, non ci vuole una scuola. Ma poi li rispettiamo? Gli creiamo le occasioni per poterli mettere in atto?

Certo per i bisogni di cacca e pipì, di solito sì. Per la pappa anche.
Per le passeggiate…sento qualcosa scricchiolare (leggete Il mio cane ha il giardino, non ha bisogno di uscire).
E per quanto riguarda relazionarsi ad altri cani? Qui il rischio valanga è alto.

Conoscere un bisogno non significa automaticamente sapere come soddisfarlo per quel singolo cane.
Quindi ci si rimbocca un po’ le maniche e si trovano le risposte.

Comunicazione umana => cane

Questo è un punto su cui lavoro con la famiglia durante i percorsi.
Alcuni mi dicono “deve saper fare il seduto, il terra, ma non capisce, non riesco ad insegnarglielo”.
Un vocabolario comune tra noi e il nostro cane è sicuramente utile e qualsiasi cosa facciamo insieme, se affrontato in modo divertente crea relazione.

Ma siamo sicuri che se il cane non capisce è un problema solo del cane? E che alcune sue reazioni siano il risultato della disobbedienza e non siano una risposta a quello che stiamo facendo noi?

Alcuni esempi?

  • Provo ad insegnare il seduto e faccio mille gesti, muovo le mani gesticolando tanto e mi ritrovo che il cane salta, allunga la zampa verso la mia mano…insomma fa tutt’altro che mettersi a sedere.
  • Prendo il guinzaglio, mi avvicino senza una parola, placco il mio cane e lo aggancio. Lo vedo fare mille volte. Ma sareste contenti voi se qualcuno senza dire nulla, vi bloccasse o vi mettesse addosso qualcosa? Tutto ciò spesso mentre sta guardando altrove e non si è neppure accorto che gli siamo arrivati alle spalle.

Come fa a capirci?

La nostra comunicazione (verbale, gestuale, fisica) è fondamentale se vogliamo che il nostro cane ci veda come un riferimento e non come un clown che si muove a caso.

Comunicazione canina

Anche questo è un altro punto che ormai chi legge i miei articoli, trova spesso.

Come posso fidarmi di qualcuno che non riesce a capire nemmeno cosa sto dicendo?

Lo ripeto in canile, lo ripeto alle famiglie.

Fin quando la persona non capisce, non legge ciò che il cane sta comunicando e di conseguenza gli risponde a caso come può quel cane fidarsi fino in fondo di quella persona?

Da qui il corso per allenarsi a leggere il cane (lo linko qui) che propongo nel mio centro cinofilo. Ma ci sono anche libri da leggere e webinar da seguire.

Ora, mettete tutto insieme:

  • coerenza
  • pensare anche a lui/lei
  • regole e routine chiare
  • conoscere e rispettare i suoi bisogni
  • comunicazione umana => cane
  • comunicazione canina

È tutto l’insieme che fa sì che un cane veda qualcuno della sua famiglia come un punto di riferimento reale.

Perché accreditarsi non è un’azione che facciamo una volta.
Non è “faccio X => il cane si accredita”.

È qualcosa che si costruisce attraverso centinaia di piccole esperienze quotidiane.

Pensate ai cani che si trovano in canile: ognuno si porta la sua storia personale, spesso non bellissima (e non pensate solo ai maltrattamenti fisici…spesso sono altri i maltrattamenti – anche su questo discorso lascio un articolo Diversi maltrattamenti).
Spesso si devono relazionare con diverse persone all’interno della struttura, ognuna con la propria personalità, le proprie convinzioni, il proprio modo di fare.
Un bocconcino dato anche gentilmente come può essere sufficiente per accreditarsi?

Mi fa sorridere pensare che, all’inizio del mio percorso cinofilo, anch’io credevo che bastasse un bocconcino per conquistare un cane. In fondo è una spiegazione semplice: faccio qualcosa di piacevole per lui e, di conseguenza, divento una persona importante ai suoi occhi. È facile farla propria, soprattutto quando è quello che ci viene raccontato.

Non è il bocconcino a “comprare” la fiducia. Il bocconcino può essere uno strumento, può aiutare a creare un’esperienza positiva, può persino permettere di superare un piccolo ostacolo. Ma non sostituisce tutto il resto.

La fiducia si costruisce quando, esperienza dopo esperienza, il cane scopre che quella persona è prevedibile, comprensibile, attenta a ciò che comunica e capace di occuparsi di lui.

E forse è proprio questo, alla fine, accreditarsi agli occhi di un cane.

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